martedì 19 luglio 2011

Diario di Viaggio 2010 - Österreich-Polska (10)

Giorno 10 – Grabówka/Białystok, Podlaskie

Eccomi qua, esordiente, nella tribù dei viaggiatori che si fanno da sé, i masturbatour!
È il primo giorno stanziale dopo la grande transumanza della famiglia Soler in Polonia.
Un breve resoconto del lungo trasferimento nel forno europeo di questo periodo.

Innanzitutto lunga vita all’aria condizionata e al suo geniale inventore: senza di lui non ce l’avremmo fatta.
Partenza alle ore 6.00 da via Camozzi, cuore della Baggio più verde, destinazione Portogruaro, dove avrà luogo il ricongiungimento del disperso Andrea, annegato nel profondo Pordenonense in qualche piscina di prosecco.
Fino a quel momento, niente da eccepire sul tempo, coda a parte in zona Sirmione per l’incendio di un camion.
Fortunatamente, visto i 15 minuti persi, il mezzo era completamente carbonizzato, quasi fuso. Visto il disagio, che sia proporzionale al tuo! Tié!
Da segnalare un “fuori il Veneto dall’Italia” scritto su una parete di una cascina nel vicentino, probabilmente per permettere di mangiare più liberamente i gatti.
Lungo la strada, non ci rendiamo conto del tributo che il vecchio continente sta pagando al Dio dell’estate, solo grazie all’apposito indicatore digitale sul cruscotto. L’Austria sembra l’Andalusia, la Rep. Ceca il Marocco.
La sosta per il pranzo nei pressi di Graz si consuma veloce e frugale, mancano ancora 325km e vogliamo fare in fretta perché crediamo che là gireremo la cittadina in serata con il golfino! Illusi!
Da segnalare, una volta lasciata l’autostrada, poco prima del confine ceco, la gara instaurata con lo sciame di moto polacche che tornano in patria. Forse essere vicini al circuito di Brno rende tutti amanti dei bolidi e della vita alla Kubicosa.
Arriviamo alla meta dopo 100km esatti. È l’inizio dell’incubo di fuoco e umidità. Milano in confronto sembra fresca.
La receptionist è gentile e parla italiano. Ci spiega come raggiungere il centro e ci vende biglietti del tram da 10 minuti!
Pienamente sufficienti per le 5 fermate che dobbiamo fare.
La città è deliziosa. Le ceche anche di più.
Come a Praga, mi dirigo da Svejk per mangiare.
Per ordinare uso quei 4 vocaboli di ceco e 20 di polacco che conosco. Che orgoglio!
Arriva quello che abbiamo ordinato, anche se non sappiamo mai fare il confronto!!
Stendo un velo pietoso sulla notte, senza aria condizionata in albergo. Una salvietta intrisa d’acqua al fianco del letto l’unica ancora di salvezza!

Sveglia alle 6.10 l’indomani, colazione frugale per me, nonostante l’offerta dell’hotel fosse da buffet all-inclusive.
Via alla ricerca del modo per arrivare alla frontiera polacca senza fare l’autostrada. Guido tra paesini fuori dal tempo e strade degne della foresta di Arenberg. Musseuw e De Vlaeminck ne sarebbero orgogliosi.
Una sosta per comprare una Birra Starobrno in un grande magazzino alle 8 di mattina a far rendere conto che i cechi hanno paura della guerra i dell’esaurimento delle derrate alimentari. È sabato ma c’è il delirio.
Usciti con il minimo delle restanti corone in tasca e con il massimo di “pivo” in borsa, possiamo dirigerci verso la terra di Wałęsa e Polandski.
Corriamo attraverso il paese, su strade a doppia corsia per l’80% del percorso. Una combinazione più unica che rara qui. Passata Warszawa, la strada si riempie di gente che vende ogni genere di cose: funghi, frutti di bosco, frutti del peccato.
Strada dritta, ma piena di Kurve. I poliglotti possano capire.
Arriviamo alle 17.30 a Grabówka, con ogni genere di insetto europeo sul parabrezza.
Telefoniamo subito all’istituto di Scienze Naturali per una ricerca in merito.

Il caldo anche qui non è da meno.
Ci sediamo a tavola dopo la doccia.
Non ricordo il passaggio dalle bevande alla camera, troppo pieno di cibo, alcool e sonno.

Marco

Nessun commento:

Posta un commento