Ed è dalla mitica Suzuki Swift Baracca che vi invio il più cordiale buongiorno.Finalmente una giornata di relax completo, a ritemprare le energie e le batterie.
Dopo la piscina, la sauna ed una bella doccia, guardiamo un po’ di internet e ci dirigiamo nella mensa dell’hotel a degustare una cena storica:
ANDREA: blocco di salmone con pelle, guarnizione di gamberetti di plastica posti su un incomprensibile base organica; birra gelata; n°3 cioccolatini al costo unitario di € 0,88. Deliziosi al gusto, ma presentazione scarna (piattino del caffè).
VALENTINA: cambusa di patate e carne con cipolle, cetrioli e barbabietole. Coca Cola gelatissima. Vari rutti.
LUCA: pezzi di pane bruciati con bacon bruciato, cipolle, composizione di carote, cipolle e sedani a julienne; numero indefinito di patate fritte, fritte in olio esausto. Camion di gelato, panna e banane.
La digestione è avvenuta complessivamente in 18 ore circa.
Tornati nel nostro cubo enuncio ai miei due allievi, con spiegazione pratica, il teorema del RUTTO BITONALE, secondo il quale: “Il rutto non ha eguale quando è bitonale”.
Dopo una lezione che mi ha provato nella mente e nel corpo, birrazza gelata alla reception e partita alla Playstation.
Umeå, purtroppo, non ci ha avuti.
Organizzeremo un weekend per ammirarne le bellezze.
Dopodichè si va a letto…oddio, letto: una tavola di torture medievale con annesso materassino ginnico: indice di scomodità 3,8.
Questa mattina colazione lordissima e viaggio verso Östersund: 350 km.
Molto ventilato.
A dopo!
Luca
Penultima tappa della nostra magra vacanza, Östersund, Svezia centrale.Questa mattina viaggio di media lunghezza, circa 350 km da Umeå fino a qui, la capitale svedese del biathlon e dello sci di fondo (insieme a Falun): il trasferimento è stato piuttosto tranquillo, inframezzato da una FIKA…(avete capito bene!).
Sì, la FIKA: così gli svedesi chiamano la pausa pranzo.
Noi la effettuiamo in un paese dalla dubbia collocazione geografica.
Unica turba del viaggio, oltre a quelle intestinali dei tre componenti, un tempo che definire strano è un eufemismo.
Si passava dal Sole alle secchiate d’acqua in circa 30 secondi, roba che i tergicristalli erano inutili.
Ad Östersund, fortunatamente, tempo e clima splendidi: adagiata su un lago, è molto viva e piena di giovani e SOPRATTUTTO simpatiche e cordiali donzelle stranamente bionde.
La nostra camera è un ex-appartamento di un condominio, con due stanze da letto separate: vista sul lago e sulla ferrovia.
Il pomeriggio è stato trascorso in allegria tra le vie del centro e sul lungo (corto) lago.
Apprezzabile anche qui un’ampia cornice di auto d’epoca, databili attorno agli anni ’30-’40 del secolo scorso.
Ora doccia e in serata giro sul porticciolo alla ricerca di libagioni.
A stasera per un rapido resoconto!!
Andrea
Iniziamo col dire che Ostersund è una bella città.Ecco, la città è bella.
Gli abitanti un po’ meno.
Anzi, molto meno.
Ma non abbiamo capito se questa è una caratteristica del popolo svedese.
A parte gli uomini che sono brutti, ma brutti forte, le donne sono di due tipi: o belle, alte, bionde oppure delle scrofe allucinanti, senza una via di mezzo.
Ciò che scandalizza però l’osservatore è sicuramente le tipologie di vestiario, ossia il modo di vestire: a caso.
La regola è: quello che trovo prima nel cassetto, metto.
Abbinamenti di colori carnevaleschi, Pantalone al confronto veste Armani.
Ma procediamo con ordine: il viaggio è stato tranquillo, tranne che per il tempo che, qui, cambia al ritmo di un battito di ciglia: Sole-Bufera-Tornado-Afa-Torrente in piena-Sole.
Arriviamo nel nostro albergo verso le 16.00 e ci accoglie, al solito, un simpatico e loquace receptionist che, sorridente, si presenta con un camice stile macellaio.
Ci forgia di ben quattro chiavi, spiegandoci che lui alle 19.00 se ne va e chiude baracca.
Ovviamente siamo al piano più alto (al terzo), senza ascensore.
L’albergo in realtà è un condominio e noi siamo nel ballatoio.
La camera è molto spaziosa (è un ex-appartamento) dotato di pareti di cartongesso (io, però, non sono pratico di bricolage), due camere, quattro letti ed un balcone con sedie di un lercio raro, ma con vista lago.
Il pomeriggio passa con giro in centro città, visita alle bancarelle e giro per il porto dove scopriamo che questa settimana c’è una festa enorme che coinvolge tutti gli abitanti del luogo.
E’ l’Alpàa locale, in tono minore.
Torniamo in condominio, doccia, ed usciamo per buttarci nella movida di Ostersund.
Ci buttiamo in un ristorantino a mangiare qualcosa: ci viene portato immediatamente del pane con del concentrato d’aglio.
Poi, dati i prezzi, una pietanza a testa…E BASTA!
La Vale si concede un antipasto che non saziava nemmeno una formica: n°3 raviolini ripieni di pesce.
Costo unitario: € 2,45.
Andrea invece si concede delle patate color arancio e dolcissime.
Io? Passiamo ad altro.
Il tavolo, almeno quello, è posto in pole position per ammirare la “patacca” del luogo e per godere dell’abbinamento imperdibile di colori e vestiti.
Pagato il conto ci dirigiamo verso la camminata lungo lago.
Domani sveglia presta! Si torna ad Oslo!
Notte.
Luca
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